Chi sono
Mi chiamo Ilaria Giuntini, sono una Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo costruttivista ermeneutico, lavoro a Padova, Pisa e Online.
Accolgo e mi prendo cura di persone che attraversano a vario titolo un momento di difficoltà personale, che si sentono bloccate o senza vie d’uscita.
Accompagno neogenitori nell’avventura dell’essere mamme e papà, con particolare attenzione alla fascia 0-3 anni.
Aiuto coppie che stanno attraversando un momento di crisi a riscoprire la propria relazione, mettere a fuoco le loro scelte e decidere insieme la strada più opportuna da intraprendere.
Lo faccio utilizzando un approccio narrativo.
Guardo alle persone come delle storie uniche, degli individui attivi che attribuiscono significato agli eventi che gli accadono e alle azioni che intraprendono attraverso i resoconti che costruiscono sulle proprie vite.
Sono infatti le parole che si scelgono o che non si scelgono a costruire muri o ponti, a creare confini o a premettere di ampliare lo sguardo e generare possibilità alternative.
Da bambina ero affascinata dalle storie.
Credo di aver sempre avuto una spiccata sensibilità per le parole, trovo che abbiano il potere di dipingere molti mondi e la magica caratteristica di generare realtà.
Adoro ascoltare racconti, aneddoti, punti di vista, mossa da una sincera curiosità ed interesse nei confronti delle persone.
Individui forti, in difficoltà, emozionati, persi o soddisfatti… persone con una storia da scoprire, che chiarisce i loro valori, desideri e intenti.
Questa mia sensibilità ed interesse all’ascolto vanno a braccetto con una propensione ad aiutare e prendermi cura, uno dei miei principali modi di stare con le persone.
Così a 19 anni ho rafforzato ancora di più questa inclinazione; ho fatto la valigia e mi sono spostata dalla Toscana a Padova per iscrivermi a Psicologia, motivata dalla voglia di imparare ad aiutare.
Mi ci sono voluti 5 anni di facoltà, due lauree, una scuola di specializzazione in Psicoterapia, un numero infinito di ore di tirocinio, un Esame Abilitante e una psicoterapia personale per capire che aiutare le persone è più di una vocazione; non basta avere il bisogno di aiutare, occorre anche chiedersi come farlo, cosa può essere utile e cosa no per quella particolare persona. Occorre sospendere il proprio sguardo sulle cose e porre attenzione all’altro più che a se stessi.
Nel mio lavoro accolgo le persone, ascolto le loro storie senza giudizio, legittimando il loro punto di vista. Intervengo con delicatezza, tenendo in considerazione la comprensione che ho rispetto a chi mi trovo di fronte e le implicazioni delle mie parole.
Mi pongo come un generatore di possibilità; mi incuriosisco del tuo modo di vedere il mondo e le relazioni, ipotizziamo insieme le ragioni del disagio, diamo un nome alle sensazioni, chiariamo dove vogliamo arrivare e cerchiamo una strada percorribile per raggiungere la meta. Sempre in sintonia col tuo sentire, perché credo fermamente che ognuno sia il massimo esperto di se stesso.
Portiamo alla luce le cose che diamo per scontate, perché spesso sono quelle a fare la differenza.
Non do prescrizioni, soluzioni e neanche risposte
Semplicemente perché non ce le ho e non posso averne. Non posso sapere a priori cosa sia meglio per te, credo fermamente che le strade le costruiscano le persone che le attraversano, e che possano essercene tante quante riusciamo ad immaginarne.
Posso garantirti che mi impegnerò e saprò essere tua compagna di avventura, esperta delle tecniche per aiutarti a sentire che stai ricominciando a vivere; accanto a inviti conversazionali e domande, potremo anche mettere in gioco un po’ di creatività, attraverso l’uso di tecniche espressive, disegni, giochi di ruolo….
Tutto questo al fine che sia tu a comprenderti e a costruire il tuo percorso.
Il mio modello teorico
Per farla semplice: La teoria costruttivista approssimata in tre punti:
1. La teoria dei costrutti personali di George Kelly è un modo di approcciare l’esperienza delle persone, un modo che ci invita a capire come vede il mondo ognuno di noi.
Secondo il principio filosofico dell’alternativismo costruttivo non esiste una realtà separata da chi la osserva, ma tante interpretazioni delle cose quante se ne riescano ad immaginare.
Secondo questo modello le persone non conoscono mai la realtà in modo diretto ma solo attraverso le immagini che creano.
Per utilizzare una metafora, procediamo come degli scienziati: azioni e comportamenti sono mossi da personali teorie che costruiamo e verifichiamo/falsifichiamo con la nostra esperienza.
Compiamo scelte, ampliamo i nostri orizzonti o ci definiamo sempre meglio proprio grazie alle teorie guida che ci consentono di leggere ciò che accade attorno a noi e tararci di conseguenza.
Alla luce di questo modo di vedere le persone, l’unico principio motivazionale degli esseri umani è proprio quello di affinare il nostro sistema, prevedere sempre meglio e conoscere sempre di più ciò che ci circonda.
Vivendo in una realtà in continua evoluzione, può accadere ad un certo punto che queste teorie vadano in crisi a causa di eventi esterni, relazionali o interiori.
Quando ad essere invalidate sono teorie molto centrali riguardanti l’identità e i modi di relazionarsi con gli altri, le persone potrebbero sentirsi sprovviste di una strada, bloccate, perse. Questo è quello che nel mio modo di lavorare è chiamato “disturbo”: un blocco del movimento in cui la persona smette di fare esperienza di sé, delle sue relazioni o della realtà in cui vive.
2. Proprio perché le teorie degli individui sono per definizione personali, perdono di senso concetti quali giusto/sbagliato, buono/cattivo, bene/male.
Quello che ha senso è legittimare il modo di vedere le cose della persona, accogliere le sue teorie, comprendere il senso delle sue ipotesi nel più ampio racconto che dà di se stesso, al fine di trovare altre strade per continuare a portarlo avanti.
Allo stesso modo, le classiche categorie diagnostiche non trovano molto spazio. Quello che interessa non è tanto strutturare ed etichettare la persona ma comprendere cosa ha portato la persona al blocco e come riattivare il movimento, permettendole di riprendere a fare esperienza.
Rinchiudere una persona in una categoria diagnostica può, infatti, avere la “controindicazione” di cristallizzare la sua condizione, impedendole di cambiare.
3. La finalità della psicoterapia costruttivista è di promuovere l’acquisizione di nuove modalità di comprensione, sia di se stessi che degli altri, attraverso tecniche narrative o creative che favoriscano l’emergere di nuovi significati per leggere la realtà, di teorie nuovamente valide e spendibili.
Non si tratta di cambiare qualcuno, piuttosto di sostenerlo nel trovare elementi che gli permettano di tornare a scommettere su di sé.


